Il Progetto
Prendendo spunto dalle riflessioni del sociologo di origine polacca Zygmunt Bauman, il film, tra documentario e fiction, vuole raccontare le difficoltà e la fragilità delle relazioni umane in quella che Bauman chiama la modernità liquida.
Oggi si fa un gran parlare da parte della politica, delle istituzione competenti, ma anche dell’arte, di valori come la famiglia, il matrimonio e la coppia nelle sue varie accezioni e/o degradazioni, spesso senza rendersi conto fino in fondi dei profondi cambiamenti che sono avvenuti, e sono tuttora in corso, nella nostra società, cambiamenti che, soprattutto, hanno inciso e cambiato in profondità la mentalità delle persone. Troppo spesso, tuttavia, si punta il dito sulla precarietà lavorativa che impedirebbe il consolidarsi delle relazioni; questo è sicuramente vero ma parziale, e rischia di tralasciare altri aspetti forse più importanti e significativi.
Il fatto è che non si tiene adeguatamente conto di quanto i modelli della nostra società consumistica abbiano influenzato il modo di vivere e relazionarsi delle persone, dove l’elemento precario, instabile, diviene necessario e anzi lodato, mentre al contrario la stabilità viene ormai letta solo ed esclusivamente come monotonia e noia. In un mondo in cui tutto si produce e si consuma anche le relazioni non sfuggono a questa regola, e rimanere impigliati in una relazione può essere pericoloso, sconveniente, perché preclude al nuovo, a ciò che verrà, ad altre opportunità (partner) che la società dei consumi non mancherà e non smetterà di produrre, pronte per essere usate e poi gettate per passare alla novità successiva.
Le relazioni vengono allora sostituite dalle connessioni, vocabolo preso a prestito dal linguaggio delle nuove tecnologie, che al meglio esemplifica il nuovo modo d’interazione tra gli esseri umani. A differenza delle relazioni, che puntano l’accento sul reciproco impegno ed escludono o passano sotto silenzio il loro opposto, il disimpegno, le connessioni indicano un contesto in cui è possibile con pari facilità entrare ed uscire. Le connessioni sono dunque “relazioni virtuali” che eliminano il corpo, l’Altro; relazioni facili da instaurare e altrettanto facili da troncare, perché alla fine puoi sempre premere il pulsante “cancella” senza troppe difficoltà e sensi di colpa.
Ecco perché oggi la pornografia trova così facile terreno per prosperare (dilagare) soprattutto nel web, e grazie ad esso insinuarsi nella vita delle persone al punto, tal volta, da rovinargliela letteralmente, ma anche a creare, e sempre più rafforzare, quella che alcuni studiosi hanno definito come “mentalità pornificata”.
Internet in sé è solo uno strumento, e come tutti gli strumenti deriva la sua identità dall’uso che ne fanno gli esseri umani; internet riprende i suoi sistemi valoriali dalla realtà, rilanciandoli e amplificandoli. Ed è proprio in questo modo che la pornografia è riuscita a sdoganarsi e ad uscire dagli angoli bui e vergognosi in cui fino agli anni ottanta era relegata.
Oggi la pornografia è dappertutto, la sua diffusione è capillare, non vi è più nessun marchio di infamia sul porno e la clandestinità non gli appartiene più; il soft-core è ormai entrato a pieno titolo nei media tradizionali, mentre l’hard-core, da parte sua, si fa sempre più estremo e violento. Ma gli effetti a lungo termine di tutto questo solo da qualche anno sono stati presi in esame e attentamente studiati da professionisti e ricercatori. I primi risultati sono a dir poco preoccupanti: aumento dell’incidenza sulla popolazione di persone affette da disturbi sessuali di vario tipo; aumento di patologie e atteggiamenti ossessivi-compulsivi legati alla sfera sessuale; aumento delle disfunzioni dell’apparato sessuale; aumento di richieste di aiuto e auto-aiuto nelle strutture specializzate; trasformazione dell’immaginario sessuale dei dipendenti da pornografia, con conseguenze gravi sulla capacità relazionali ed affettivi.
Eppure oggi parlare di pornografia in termini critici sembra essere diventato un tabù, e il dibatto sull’argomento è troppo spesso viziato da impostazioni manichee e semplicistiche, che vedono da una parte schierati i moralisti e gli oppositori di vecchio stampo cattolico, dall’altra i sostenitori delle libertà e dei diritti civili e di emancipazione, prigionieri di un equivoco duro a morire; tuttavia criticare la pornografia e la sua capillare diffusione nella nostra società non ha nulla a che vedere con la religione e tanto meno con la libertà sessuale e d’espressione dell’individuo, ma semplicemente con la cultura e sistemi valoriali di una società. Alla base del fenomeno c’è il narcisismo imperante di una società che incrementa e incoraggia le pulsioni e le dipendenze, e in questo la pornodipendenza non si differenzia da altri atteggiamenti ossessivo-compulsivi (shopping, lavoro, gioco d’azzardo, cibo, droghe) che imperversano nella nostra società.
Questo progetto nasce dunque dalla volontà-necessità di raccontare tutto questo, raccontare le difficoltà relazionali e i problemi affettivi che sempre più spesso le persone incontrano nella vita di tutti i giorni, anche a causa della pornografia.